Rilevato il 43% in meno di eventi cardiovascolari gravi… grazie agli Omega-3
🧬Punti chiave dell'articolo:
- Il risultato riguarda una popolazione specifica e una dose precisa: non dimostra che ogni integratore di Omega-3 offra lo stesso effetto o che riduca il rischio cardiovascolare del 43% nelle persone sane.
- EPA e DHA sono Omega-3 di origine marina. Nell’Unione europea è autorizzato il claim secondo cui contribuiscono alla normale funzione cardiaca con un’assunzione giornaliera complessiva di 250 mg.
- Nutrimaris propone un integratore a base di olio di caviale in forma fosfolipidica. Scopri la formulazione e i prodotti disponibili nello shop.
È un dato che colpisce.
Allora gli Omega-3 possono davvero aiutare a proteggere il cuore? Un recente studio sull’assunzione da parte di persone in emodialisi, ha trovato un risultato promettente.
Il dato non ci dice che qualsiasi integratore di Omega-3 riduca del 43% il rischio cardiovascolare di chiunque, ma vale la pena parlare del loro ruolo nella prevenzione.
Che cosa hanno misurato i ricercatori? Perché il risultato ha attirato l’attenzione? E che cosa possiamo dire sul ruolo degli Omega-3 nella salute del cuore?
Vediamolo…
Che cosa ha osservato lo studio sulla correlazione tra Omega-3 e cuore?
Lo studio PISCES pubblicato sul New England Journal of Medicine a novembre 2025, ha coinvolto 1.228 adulti in emodialisi per circa tre anni e mezzo.
I ricercatori hanno diviso i partecipanti in due gruppi:
- 610 hanno ricevuto ogni giorno 4 grammi di Omega-3 estratti da olio di pesce (1,6 grammi dell’acido grasso EPA e 0,8 grammi di DHA);
- 618 hanno assunto un placebo.
Durante il periodo di analisi, il tasso di eventi cardiovascolari gravi è stato inferiore nel gruppo che assumeva olio di pesce: il 43% in meno rispetto all’altro gruppo.
Cosa significa questo risultato?
Morte cardiaca, infarto fatale o non fatale, ictus fatale o non fatale e amputazioni dovute a patologie vascolari periferiche: il 43% riguarda il tasso complessivo di questi eventi considerati insieme.
Ma bisogna dire che il risultato è il confronto tra i due gruppi di partecipanti con una condizione di salute particolare. Le persone in emodialisi hanno una malattia renale avanzata e un quadro di rischio diverso da quello della popolazione generale.
È proprio per questo che studiare gli effetti che certi nutrienti hanno su di loro è importante ma, allo stesso tempo, questa caratteristica mette un limite a ciò che possiamo concludere.
Il risultato, quindi, non si riferisce a un tasso di mortalità e non significa che una persona sana che comincia a prendere Omega-3 semplicemente per integrare la propria alimentazione, abbia automaticamente il 43% di probabilità in meno di avere un infarto o un ictus.
Ma, senza dubbio, tutto ciò significa che l’assunzione di questi acidi grassi ha un’importanza non da poco per il nostro organismo.
Come, d’altra parte, dichiara la stessa Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare: EPA e DHA contribuiscono alla normale funzione cardiaca, se assunti nella dose giornaliera di 250 mg complessivi.

Omega-3 e salute del cuore: cosa sono EPA e DHA e perché sono importanti?
EPA e DHA sono due diversi tipi di Omega-3, una famiglia di grassi polinsaturi.
Come avrai sentito altre volte, questi acidi grassi provengono da fonti marine: si trovano in pesci come sardine, sgombro, aringa e salmone.
La ricerca studia da anni il loro possibile ruolo in diversi aspetti della salute, specialmente di cuore e cervello.
E la domanda a cui i ricercatori cercano di rispondere non è tanto se gli Omega-3 facciano bene al cuore ma a chi, in quale forma, in quale quantità e rispetto a quale obiettivo?
Lo studio PISCES ha dato degli indicatori davvero importanti in questo senso, ma è chiaro che la salute cardiovascolare non dipende da un solo nutriente.
Alimentazione generale, attività fisica, fumo, sonno, pressione e condizioni di salute concorrono a comporre il quadro.
Come inserire gli Omega-3 in una routine equilibrata
Per un apporto ottimale di Omega-3, l’American Heart Association raccomanda di includere pesce in una dieta equilibrata e suggerisce due porzioni alla settimana, preferibilmente di pesce grasso.
Certo, mangiare in modo vario può sembrare più facile a dirsi che a farsi, nella vita di tutti i giorni, ma puoi cominciare dal pianificare qualche pasto, alternando gli alimenti e trovando modi semplici per includere il pesce nella tua dieta.
Se mangi poco pesce, o hai esigenze alimentari particolari, potresti pensare a un integratore.
Ma attenzione: se stai cercando come scegliere un integratore Omega-3, conta anche quanto e di quale tipo
Per l’esperimento è stato usato olio di pesce con quantità definite di EPA e DHA: rispettivamente 1,6 e 0,8.
Gli integratori in commercio, invece, possono variare per fonte (oltre all’olio di pesce esistono olio di caviale o di krill e fonti non marine), composizione, dosaggio e forma degli acidi grassi (in trigliceridi o fosfolipidi). Perciò è chiaro che non possiamo considerarli tutti equivalenti.
Ma ti diamo un’indicazione importante: quando valuti un integratore Omega-3, leggi l’etichetta e controlla la fonte degli Omega-3 e le quantità dichiarate. Le informazioni sulla formulazione aiutano a capire che cosa stai acquistando.
Il nostro integratore Nutrimaris, ad esempio, è un prodotto certificato IFOS MSC di terza generazione, a base di olio di caviale in forma fosfolipidica. Puoi approfondire qui le sue caratteristiche.
Il 43% in meno di eventi cardiovascolari è un risultato notevole, che riguarda solo un campione specifico di soggetti, ma resta uno spunto per tutti per continuare a informarsi sugli Omega-3 e sul loro possibile ruolo.
Se stai pensando di assumere un integratore per una ragione legata alla salute, però, non scegliere alla cieca: confrontati prima con un professionista per capire se è adatto alla tua situazione.
Vuoi saperne di più sugli integratori Omega-3 Nutrimaris? Visita il nostro shop.
